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Il ladro di merendine – Andrea Camilleri

ladro-di-merendineHo iniziato dal terzo perché questo e’ stato il primo Camilleri che mi è capitato di leggere. Mi è piaciuto e piano piano riprenderò n mano i due precedenti per poi continuare con tutti i romanzi di Montalbano.

La morte del padre, fatto secondario nella narrazione, insieme alla lettera per Lidia (la sposera prima o poi ? non ditemelo per favore)
sono, secondo me, i due nodi centrali di questo romanzo.

. arrivati ad una barca tirata a sicco, Montalbano s’assittò sulla rena, Francois gli si mise allato e il commisario gli passò il braccio attorno alle spalle. “Io persi a me matri ch’era magari chiù nicu di tia” esordì.

Una piacevole rivelazione.
Nella storia di Salvo Montalbano, ovvero nella costruzione fatta da Andrea Camilleri, questo dovrebbe (dico dovrebbe perché non ho letto i primi due e neppure i seguenti, così come non ho mai visto uno degli sceneggiati TV) significare il momento di distacco dalla famiglia di origine e l’inizio dell’origine di una nuova vita/famiglia.

Arriva un momento che ti accorgi che la tua vita e’ cambiata. Ma quando è successo ? – ti domandi. E non trovi risposta, fatti impercettibili si sono accumulati fino a determinare la svolta. O macari fatti ben visibili, di cui peò non hai calcolato la portata, le consequenze. Spii e rispii, ma la risposta a quel “quando” non la sai trovare. Come se avesse importanza

e c’e qualcuno che pensa che i gialli o noir siano letteratura di serie “B”

TERZA DI COPERTINA:erzo giallo di Andrea Camilleri che vede come protagonista Salvo Montalbano, il commissario di stanza a Vigàta, immaginaria cittadina siciliana. Questa volta il commissario, sospetta l’esistenza di un collegamento tra due morti violente: quella di un tunisino imbarcato su di un peschereccio di Mazara del Vallo e quella di un commerciante di Vigàta accoltellato dentro un ascensore. Per Camilleri la Sicilia di oggi è fonte continua di ispirazione e scoperta, di intrecci di romanzo poliziesco e di osservazione su di un costume magari inquietante ma certamente non statico, che gli suggerisce un linguaggio, una parlata mai banale nè risaputa.

Il tè delle tre vecchie sognore – F. Glauser

copj13-asp1TERZA DI COPERTINA: «Non sottovalutate il racconto poliziesco: oggi è l’unico mezzo per diffondere idee ragionevoli» – diceva Friedrich Glauser. Non sappiamo se lui davvero scrivesse racconti polizieschi per diffondere idee ragionevoli, né in che tali idee consistessero (ma le si può forse far consistere, sic et simpliciter, nella ragionevolezza di fronte ad una società rigida, puritana, fitta di divieti e interdetti): sappiamo però con certezza che è un grande narratore di storie poliziesche; lucido, sottile, affascinante. E a considerare la sua vita – disordinata, inquieta, allucinata – e la sua adozione del genere poliziesco, della tecnica narrativa del giallo, e il modo tutto suo di gestirlo, possono apparire un’incongruenza, una contraddizione. Ma è una contraddizione che ci riporta a colui che del poliziesco è stato padre: Edgar Allan Poe.

COMMENTO: Incuriosito dalla “fascetta” che riportava similitudini con SImenon ho deciso di acquistare questo libro. Mi sono dovuto forzare per finire di leggerlo. Non sò come Sciascia l’ abbia potuto paragonare a G. Simenon, ma chi sono io per contraddirlo ? Quindi dico solo che non mi e’ piaciuto per niente e a metà 2009 e’ in corsa per il PREMIO “« La corazzata Kotënkin»

Testimone inconsapevole – Gianrico Carofiglio

testimone-inconsapevole-la-recensioneÈ stato ucciso un bambino di nove anni. Il piccolo corpo, privo di tracce di violenza sessuale, viene ritrovato nel fondo di un pozzo. Un delitto atroce, del tutto inspiegabile, di cui è accusato, dopo rapide indagini, un ambulante senegalese, Abdou Thiam, che lavora nella spiaggia vicino la casa dei nonni dove il bambino è solito giocare. Inchiodano il senegalese indizi e testimonianze, ma soprattutto una foto e le dichiarazioni di un barista. Un destino processuale segnato: privo di mezzi, lo attendono una frettolosa difesa d’ufficio e vent’anni con rito abbreviato. Ma è un destino che si scontra con quello di un avvocato in crisi che trova, nella lotta per salvare Abdou in una spasimante difesa, un nuovo sapore alla vita. Abdou è davvero innocente? E come demolire la montagna accusatoria? Si dice che il rito processuale italiano non sia adatto al genere del legal thriller, tanto popolare nel mondo anglosassone. Ma il racconto di Carofiglio dipana il suo intreccio in un’aula di tribunale seguendo passo passo il lavoro di una Corte d’Assise, con i giudici, gli avvocati di difesa e di parte civile, la giuria popolare, il pubblico accusatore: e nel gioco di queste parti, nel fraseggio della noia e del colpo di scena, o dell’acuto retorico e dell’affondo micidiale di una controprova, riesce a creare la tensione dell’attesa, a insinuare il dubbio e, soprattutto, a suscitare l’attesa trepida di una giustizia liberatoria.