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[LIBRO] La morte dell’avversario – Keilison Hans

imagesL’attrazione per il proprio carnefice e il bisogno animale della preda di avere un predatore vivo per dare senso alla propria esistenza contestualizzata nella Germania hitleriana.
Cit. dal Libro
Un giorno il Kaiser decise di far visita allo Zar il quale fu ben lieto di ospitare il cugino, in una delle sue tenute di caccia più belle. Il Kaiser durante la vacanza russa, fra l’altro, sottolineò più volte al cugino di quanto lo invidiasse per gli splendidi esemplari di alci che popolavano i suoi boschi, mentre in Germania non ne era rimasto vivo nessuno.
Lo Zar che aveva grande stima e simpatia per il cugino, quando venne il momento di congedarlo, gli fece dono di una splendida mandria di alci.
Il Kaiser, al settimo cielo, tornato a casa,radunò tutti i suoi guardiacaccia e ordinò loro di individuare un territorio salubre per clima e flora dove le sue alci avrebbero potuto vivere felici.
Dopo alcuni mesi però, i guardiacaccia cominciarono a registrare una moria di questi splendidi animali. Il Kaiser , su tutte le furie convocò i migliori veterinari, biologi, geologi del regno, ma tutti lo rassicurarono sulla bontà del fieno, delle foglie, del clima e della morfologia del territorio, senza tuttavia individuare la causa della moria. Alla fine lo Zar, contrariato inviò in Germania il suo miglior guardiacaccia che esaminò le bestie morte, il terreno,il fieno, poi si recò dal Kaiser e disse: “Maestà la sua tenuta è perfetta, c’è solo un problema,direi una mancanza”. “Che problema? ,Che cosa manca?”chiese il Kaiser.
Il guardiacaccia rispose: “Maestà, mancano i lupi”. Il Kaiser :”I lupi? Come è possibile, ho capito bene? I lupi?”
“Sì, maestà, le alci hanno bisogno anche dei lupi” , detto questo salutò e se ne tornò in Russia, fra le sue alci e i suoi lupi.
TERZA DI COPERTINA
Il Romanzo, scritto da Keilson mentre viveva in clandestinità in Olanda e pubblicato per la prima volta nel 1947, “La morte dell’avversario” è l’autoritratto di un giovane che sente di non potersi sottrarre al fascino di un anonimo avversario che sta conquistando il potere nella Germania degli anni Trenta. È un sentimento che avverte nascere dentro di sé dal momento in cui, bambino, ascolta di nascosto le preoccupate conversazioni dei genitori su un controverso leader politico chiamato B. che ha iniziato la sua scalata al potere. Giunto alla convinzione che avere un nemico è indispensabile alla propria sopravvivenza, quando finalmente ascolta i discorsi di B. il protagonista, ormai adulto, rimane abbagliato da quelle parole e comincia a capire chi è davvero il suo avversario. Capisce soprattutto che B. ha bisogno di lui tanto quanto lui ha bisogno di B. Ci sono odio e disprezzo, nel suo animo, ma anche un forte senso di superiorità e una sinistra fascinazione. Da questa profonda, spaventosamente lucida riflessione, mossa da un bisogno insaziabile di verità, nasce un racconto sconvolgente non tanto per l’evocazione dei crimini commessi da Hitler, quanto per la capacità di comprendere, da parte del perseguitato, le ragioni che animano il suo persecutore e le proprie reazioni, cercando una logica anche dove essa sembra non esistere.

I soldi di Hitler – Denemarkova Radka

FUQUEMBERG-COPERTINA-cs TERZA DI COPERTINA:

Gita vuole tornare a casa. Rifugiarsi sotto una coperta calda e respirare gli odori quasi dimenticati dell’amata villa di famiglia. Ma quando nel 1945, sopravvissuta al campo di concentramento nazista, ritorna al proprio villaggio, scopre che la realtà è molto diversa da come l’aveva immaginata. A Puklice le proprietà dei genitori sono state confiscate. Ora sono occupate da estranei e chi, come lei, parla una lingua diversa viene scacciato come un nemico.  Però Gita è viva e sa che solo lì, all’ombra dei meli dell’infanzia, potrà trovare pace, ricordare ed esistere di nuovo. Inizia così una storia vera, potente e commovente che attraversa tutto il secondo Novecento ed è allo stesso tempo una bruciante riflessione sull’odio e sul perdono.
Con I soldi di Hitler siamo di fronte a un romanzo intenso che srotola pagine come colpe che non possono essere dimenticate, caratterizzato da uno stile unico e affilato, con un’audacia e una poesia della narrazione che sono valse all’autrice il più importante premio letterario della Repubblica Ceca, il Magnesia Litera.

«Uno dei migliori libri cechi da molto tempo a questa parte»
Radio Praga

«Un libro molto commovente.
Tutto ruota intorno al tema della colpa, del castigo e del perdono»
Dresdner Neueste Nachrichten

MICRORECENSIONE:
Un libro che deve decantare nell’anima.  Dove vittime e carnefici si “confondono” e si scambiano di posto. Storia di una famiglia ebreo/tedesca vittima prima dei nazisti in quanto ebrea e poi alla fine della guerra vittima dell’odio ceco in quanto tedesca (perchè tutti tedeschi erano nazisti) e latifondista.

Il villaggio del tedesco – Boualem Sansal

copj13asp1TRAMA: Un romanzo che, tra finzione e verità storica, lega il nazismo all’estremismo islamico. A raccontare la storia di questo romanzo sono due fratelli nati da madre algerina e da padre tedesco. Parlano al lettore attraverso le intime pagine dei loro diari. Entrambi sono stati allevati nella banlieue parigina da un vecchio zio immigrato, mentre i due genitori sono rimasti in Algeria. A Parigi Rachel si è sposato con la bella Ophélie e ha fatto carriera in una multinazionale, mentre il fratello minore Malrich non è riuscito a integrarsi. Nel 1994 il Gruppo Islamico Armato massacra nel villaggio dei genitori trenta persone in nome della guerra santa. Al dolore per la perdita dei genitori si aggiunge, per i due fratelli, una scoperta ancora più atroce: loro padre – che in Algeria aveva partecipato alla guerra d’indipendenza dalla Francia, diventando poi il capo del villaggio – era stato un ufficiale delle SS e come ingegnere chimico aveva fatto esperimenti sul gas usato nei lager. Rachel è sconvolto. Decide di fare i conti col passato del padre; ma quello che scoprirà sarà insostenibile. Basato su una storia vera, il romanzo porta in primo piano tre episodi che sembrano dissimili, ma che invece hanno molti punti di contatto: la Shoah, vista attraverso gli occhi di un giovane arabo che scopre con orrore la realtà dello sterminio degli ebrei.

MICRORECENSIONE:
Tre episodi tre momenti storici, apparentemente dissimili distanti inassimilabili. La Shoa, la guerra di liberazione algerina, il fondamentalismo islamico. Attraverso il diario del padre, ex-ss ex-partigiano algerino ex-capo villaggio, i fratelli Malrich e Rachel fanno i conti con il proprio passato e con il loro potenziale futuro. Scoprono la Shoa e l’orrore dello sterminio degli ebrei con gli occhi di giovani arabi. Scoprono l’orrore del fondamentalismo del GIA che stermina gli abitanti del villaggio dove sono nati e cresciuti.

Jonathan L. – Le Benevole

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Nella mitologia greca le Erinni (Ερινύες) (le Furie della mitologia romana) sono le personificazioni femminili della vendetta.

Secondo la leggenda esse nacquero dal sangue di Urano fuoriuscito quando Crono lo evirò. Mentre un’altra tradizione le dice figlie della Notte.

Erano tre sorelle demoniache abitatrici degli inferi: Aletto, Megera e Tisifone. Secondo la più accreditata interpretazione, rappresentavano il lancinante rimorso che scaturiva dai fatti di sangue più efferati.

Al fine di placarle, vennero chiamate anche Eumenidi (ossia, le “benevole”), si offrivano varie offerte e si sacrificavano le pecore nere. Le Erinni erano anche indicate con altri epiteti, come Semnai o Potnie (“venerabili”), Manie (“folli”) e Ablabie (“senza colpa”).

Venivano rappresentate come geni alati, con i capelli formati da serpenti, con in mano torce o fruste.

Il loro compito è di vendicare i delitti, soprattutto quelli compiuti contro la famiglia, oltre a torturare l’assassino fino a farlo impazzire.
Spesso presenti nella cultura classica – emblematico, in proposito, il ruolo che assumono nell’Orestea di Eschilo – ritornarono sovente, come riferimento colto, tanto nella cultura medievale – Dante le indica come le custodi della città infernale di Dite – quanto in quella moderna e contemporanea, pur se, in quest’ultima, in modo abbastanza sporadico. Vendicavano i delitti più feroci in particolare quelli contro la famiglia.

Novecentoquarantatre pagine … (scritto in lettere da più l’idea della lunghezza) e secondo il mio modo di vedere nessuna inutile (o almeno non totalmente).
Ognuna ha il senso che deve avere e si inserisce perfettamente nel racconto.
Per il momento non dico altro, perché devo ancora assimilare e realizzare del tutto quello che mi ha lasciato e comunicato. Un mese vissuto al fronte.
Pagine di pura e alta letteratura che fanno da contraltare alle bassezze dell’essere umano e dell’uomo

Giorno della memoria

imm  Se Hitler fosse vivo e vedesse tutti i programmi tv cupi e noiosi sulla Shoah e sentisse tutti i pianti e i lamenti degli ebrei sarebbe felice. Lunica cosa con la quale possiamo umiliare i gerarchi nazisti, che sono ancora vivi in Sudamerica, e farli imbestialire, è mostrar loro che siamo vivi, che non ci hanno distrutti, che il nostro umorismo non è stato cancellato dalle loro barbarie. (Radu Mihaileanu) regista di train de vie

Dallo sfruttamento nei Lager allo sfruttamento dei Lager

Interessante libretto proveniente dalla piccola casa editrice genovese. Non e’ un titolo revisionista, non nega l’esistenza dei lager. Anzi. ma siccome la storia la fanno i vincitori gli scheletri nell armadio vengono abilmente nascosti dalla propaganda.
I “Lupi di Toscana” caserma dell’esercito alla periferia fiorentina in tempo di guerra e’ stata usata come “Campo di prigionia” dall’esercito USA e restituita alla Rep. Italiana solo fine anni 50. Cosa c’era di tanto importante da occorrere tutto qeusto tempo per bonificarla ?