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Furore (Fine lettura) John Steinbeck

Non riesco a trovare “parole scritte” per raccontare quello che il romanzo di Steinbeck ha raccontato a me. Sono stato sempre convinto che i libri non li scegli, ma si fanno scegliere. I Libri … le storie raccontate nei libri sanno, anche prima di te, quando sia il momento di essere lette e quando è il momento giusto per smuovere le coscienze.

Una storia toccante, emozionante, con un finale importante di quelli cha lasciano il segno e con non puoi dimenticare. Non si può, assolutamente, rimanere indifferenti alla lettura di questa epopea che è troppo simile a quello che stiamo vivendo adesso con gli sbarchi dalla Libia. … Non possiamo permettercelo … Sembrerà strano che dopo la lettura di questo romanzo capisco molto di più di prima la PAURA di coloro che si sentono invasi e accerchiati di coloro che hanno il timore di perdere quelle poche certezze … come il lavoro.

Alla fine il libro ti lascia il FURORE.

FURORE contro te stesso che in fondo in fondo un po’ californiano lo sei e la loro paura è un po’ anche la tua

Furore . Steinbeck (Parte 1)

Il grande romanzo americano, tutto il cinema, la musica la letteratura venuta dopo ha un debito di riconoscenza verso questo romanzo non ci sono alternative.

Maledettamente attuale perchè parla di migranti, di umili che lasciano la propria terra per avventurarsi in mondo straniero, diverso dove in quanto migranti sono forza lavoro da sfruttare da una parte e elemento destabilizzante per quelli che il benessere lo hanno o credono di averlo.

Uno dei romanzi CULTO del 900 insieme, secondo il mio parere di lettore, a Viaggio al termine della notte di Celinè e La Vita Agra di Bianciardi.

Se voi, che possedete le cose che le masse hanno bisogno assoluto di detenere, poteste rendervi conto di questa realtà, allora sareste in grado di salvarvi. Se foste capaci di distinguere le cause dagli effetti, di persuadervi che Paine, Marx, Jefferson, Lenin furono effetti e non cause, allora potreste sopravvivere. Ma non ne siete assolutamente capaci. Perché il possesso vi congela in altrettanti “io” e vi aliena i “noi”.

La grande depressione americana degli anni 30


L’Incipit del libro che ho intenzione di leggere ….

Nella regione rossa e in parte della regione grigia dell’Oklahoma le ultime piogge erano state benigne, e non avevano lasciato profonde incisioni sulla faccia della terra, già tutta solcata di cicatrici. Gli aratri avevano cancellato le superficiali impronte dei rivoletti di scolo. Le ultime piogge avevano fatto rialzare la testa al granturco e stabilito colonie d’erbacce e d’ortiche sulle prode dei fossi, così che il grigio e il rosso cupo cominciavano a scomparire sotto una coltre verdeggiante. Agli ultimi di maggio il cielo impallidì e perdette le nuvole che aveva ospitate per così lungo tempo al principio della primavera. Il sole prese a picchiare e continuò di giorno in giorno a picchiar sempre più sodo sul giovane granturco finché vide ingiallire gli orli d’ogni singola baionetta verde. Le nuvole tornarono, ma se ne andarono subito, e dopo qualche giorno non tentarono nemmeno più di ritornare. Le erbacce si vestirono d’un verde più scuro per mascherarsi alla vista, e smisero di moltiplicarsi. La terra si coprì d’una sottile crosta dura che impallidiva man mano che il cielo impallidiva, e risultava rosa nella regione rossa, bianca nella grigia.