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Il treno dei bambini – Viola Ardone

Amerigo cammina per le vie di Napoli dietro la madre Antonietta, donna di poche parole («le chiacchiere non sono arte sua»), spiando le scarpe della gente. È il suo gioco preferito: scarpa sana, punto vinto, scarpa rotta, punto perso. Le sue, di scarpe, lo fanno camminare un po’ storto, perché sono di seconda mano, e mai del numero giusto. Il padre non ce l’ha, è partito per l’America a cercar fortuna, ma in compenso nel vicolo ha molti amici. Tutti lo conoscono e lo chiamano Nobèl, perché parla tanto e sa un sacco di cose, dato che ascolta le storie di chiunque. Un giorno, però, Amerigo deve lasciare il vicolo e soprattutto la madre. È il 1946 e, come migliaia di altri bambini del Sud, sale su uno dei treni che attraversano l’intera penisola per andare a trascorrere un anno in una famiglia del Nord. Il Partito Comunista ha creato una rete di solidarietà per strappare i piccoli alla miseria delle zone più devastate dall’ultima guerra. Prima smarrito e nostalgico, poi sempre più curioso, a Modena Amerigo si affeziona alla nuova famiglia e, attraverso il «papà del Nord», scopre pure un talento per la musica. Sarà proprio questo, al suo ritorno a Napoli, a segnare il distacco doloroso da Antonietta, che non riesce più a capirlo. Fino a quando, cinquant’anni dopo, lui non tenta di ricomporre quella lacerazione, anche se è ormai troppo tardi.

Il marchio dell’inquisitore – Marcello Simoni

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APPUNTI DISORDINATI DI VIAGGIO NELLA ROMA SEICENTESCA

L’ambientazione nella Roma papalina del ‘600, secolo notoriamente passato alla storia come buio, porta al racconto fascino e originalità. La trama è pregna di accadimenti ben studiati, ma spesso può risultare ad un lettore “alle prime armi” non immediata.
Un gran potenziale letterario ed è immaginabile che Fra’ Girolamo Svampa avrà un seguito
non fosse per l’attesa che ingenera nei lettori. Per il modo di investigare mi ha fatto venire, spesso, in mente Sherlock Holmes …. non so perché questo probabilmente me lo farò spiegare direttamente da Simoni la prossima volta che lo vedo.

TERZA DI COPERTINA

Con l’inquisitore Girolamo Svampa, Marcello Simoni inventa una straordinaria figura di detective, qui alle prese con un intricato mistero nella Roma barocca di Urbano VIII.

«Nell’immagine stereotipa che attribuiamo al Medioevo c’è curiosamente molta dell’oscurità che fu del XVII secolo. Ho voluto raccontare la luce del Seicento e il suo buio. Svampa è il personaggio ideale per farlo» – Marcello Simoni

Nella Roma del Secolo di Ferro, a pochi giorni dall’inizio del XIII giubileo, la danza macabra incisa su un opuscolo di contenuto libertino sembra aver ispirato l’omicidio di un religioso. Sul caso viene chiamato a investigare l’inquisitore Girolamo Svampa, nominato commissarius dagli alti seggi della curia capitolina. Ad aiutarlo, tra ritrovamenti di libelli anonimi e strani avvistamenti di un uomo mascherato, ci sono padre Francesco Capiferro, segretario della Congregazione dell’Indice, e il fedele bravo Cagnolo Alfieri. L’indagine, che porta lo Svampa a scontrarsi con personaggi potenti, si rivela subito delicata e pericolosa: prima che si arrivi alla soluzione del mistero ci saranno altri morti. Porta sul collo, impresso a fuoco, il marchio di un roveto ardente. È razionale come uno scienziato, eppure esperto di demonologia e stregoneria. È scostante, abitudinario, con una patologica avversione per la fugacità del presente; per lui esiste solo la certezza inalterabile di ciò che è già accaduto. Con l’inquisitore Girolamo Svampa, Marcello Simoni inventa una straordinaria figura di detective, qui alle prese con un intricato mistero nella Roma barocca di Urbano VIII. Il cadavere di un uomo incastrato dentro un torchio tipografico. Un investigatore, il cui passato è un mistero perfino per lui, alle prese con intrighi politici, segreti ecclesiastici e vendette private. Una vicenda tesissima ambientata nell’Italia del Seicento, dove la diffusione della stampa sta aprendo le prime crepe nelle mura dell’oscurantismo.

Ruggine – Stefano Massaron

978880617315medLa storia degli anni 60/70 italiana .. gli agglomerati urbani ai margini delle città. L’immigrazione dal sud che ancora non si era amalgamanta nè con la popolazione locale e neppure con gli altri immigrati. Chi proviene dalla Sicilia stà negli Alveari e non si mischia con le Casette che alloggiano i pugliesi.
C’è molto Lansdale, Massaron lo ha trodotto e qualcosa gli deve essere rimasto appiccicato alla pelle, ci sono lievi tracce di alcuni classici della letteratura per l’infanzia “i ragazzi della Via Pal” della “Guerra dei bottoni” …..
Il tempo che passa e l’importanza dell’infanzia nella costruzione della persona che diventeremo (temo caro a McEwan Ian)

TERZA DI COPERTINA
Un deposito enorme di rottami alla periferia di Milano, pieno di cunicoli casuali e di angoli segreti. Sembra una creatura viva per i bambini degli Alveari. È il loro rifugio magico. Non sanno che proprio lí li aspetta la prova piú spaventosa della loro vita.

Nel 2003, Sandro e Cinzia hanno quasi quarant’anni, e una vita normale. Ma il passato è in agguato, dietro il cartellone che annuncia un nuovo cantiere. Un pezzo di quel passato – il luogo dove giocavano da bambini – sta per scomparire. I ricordi non possono piú essere arginati e riemerge infine ciò che avrebbe dovuto restare sepolto, perché troppo spaventoso. Nell’estate del 1977, in una periferia chiusa nei cortili claustrofobici dei palazzoni popolari, un gruppo di bambini si trova a fronteggiare una minaccia la cui enormità solo loro sono in grado di capire davvero. Il caldo opprimente e l’odore penetrante della ruggine e delle discariche di periferia fanno da sfondo a una storia che riesce a resuscitare le emozioni e i sogni dell’infanzia, e a delineare tutta la violenza del trapasso all’età adulta.

Francesco Abate – Un posto anche per me

phpThumb_generated_thumbnailjpg TERZA DI COPERTINA:
Peppino puoi incontrarlo ogni notte sugli autobus di Roma, con un bustone in mano e la faccia da bambino. È sardo, ma vive a Roma, anzi a Pomezia. Ha trentotto anni, ma è sempre stato un po’ «lentarello». La sua voce ingenua, comica, sgangherata descrive il mondo scintillante e decadente delle sue notti, ma anche l’irresistibile compagnia di ultimi del mondo in mezzo a cui è cresciuto e vive: ciascuno aggrappato a un sogno o a un dolore, a un tentativo come un altro per non essere invisibile. Un eroe stralunato racconta tutta la crudeltà di esistere, con uno sguardo infantile e sghembo che diventa l’unica forma di resistenza al male.
MICRORECENSIONE:
il cattivo mondo degli adulti